Premessa

Queste righe, queste sensazioni, sono dedicate a chi vuole cercare di capire perché… sono dedicate a chi vuole aprire la propria mente e capire quali sono le molle che fanno scattare un desiderio così… sono soprattutto dedicate a chi pensa, come me, che le potenzialità che ognuno di noi ha sono tanto, tanto, tanto più grandi di quello che possiamo immaginare!

Vorrei infatti raccontarvi cosa è significato per me (e per i miei compagni) preparare e fare un Mezzalama, ma soprattutto raccontarvi cosa ho vissuto con il cuore, tutte le sensazioni e i pensieri che sono scaturiti dentro di me durante questo periodo in cui una parte del cervello (più o meno grande… boh) era sempre impegnata a pensare a quel fatidico giorno in cui sarei passato sotto la scritta “XVIII Trofeo Mezzalama – FINISH”.

Inanzitutto, cos’è il Mezzalama? Una gara? Prima di tutto è una grande avventura e poi c’è una cosa da dire: è una gara nella gara. Per gente “normale” significa fare una cronoscalata di 1800 metri di dislivello in pista praticamente “a manetta” e poi, solo se hai passato il cancello (2 ore e 30 dalla partenza) e solo se ce la puoi ancora fare…. c’è LA GARA… altri 30 km sul filo dei 4000 metri attraversando tutto il gruppo del Rosa con 2 cime superiori ai 4200 metri.

Gli albori, nasce il progetto

Tutto nasce nella stagione 2008-2009 in cui un sogno è comparso, come d’incanto, nelle nostre (mia e di Pier) teste malate: partecipare insieme ad Enrico al Trofeo Mezzalama 2009. Oltre ad allenarci in modo più o meno sommario, ognuno per conto proprio e ognuno con il poco tempo che aveva a disposizione, siamo andati per ben 2 volte a Cervinia a provare il fantomatico Cancello al Colle del Breithorn… purtroppo al secondo “giro di prova” ci siamo proprio resi conto che non ce la facevamo… o meglio io e Pier eravamo fuori con i tempi, Enrico invece ce l’avrebbe fatta. Ricordo la delusione al rifugio Guide del Cervino, ricordo Pier che ha detto “trovate un terzo e andate voi”, ricordo che io e Enrico ci siamo guardati e nessuno dei due ha avuto un minimo dubbio sul da farsi: noi siamo una squadra formata da 3 persone, se uno non ce la fa non ce la fa nessuno (a parte il fatto che non ce la facevo neanche io… ma forse che con due trattori che tiravano magari passavo anche il cancello…). Comunque la decisione era già presa: appuntamento al 2011!!!

Da quel momento la sfida era lanciata, da quel momento avremmo riservato una parte del cervello al Mezzalama, da quel momento sapevamo che avremmo fatto tutto il necessario per farci trovare puntuali sulla linea di partenza e transitare nello stesso giorno sotto l’arco di arrivo del Trofeo Mezzalama 2011.

L’allenamento – Il primo anno

Ecco che a questo punto entra in scena (già nell’estate 2009) un quarto attore, l’allenatore… niente popò di meno che Alessandro Morassi, che solo per amicizia, solo perché ha capito quanto era importante per noi, solo perché ha deciso che sarebbe diventata anche la SUA sfida, ha accettato di far parte della nostra squadra. In realtà le persone che doveva allenare erano solo 2: Pier e il sottoscritto…. Enrico aveva già un livello completamente diverso, tutto un altro motore… sapevamo tutti che sarebbe bastato qualche mese di allenamento e concentrazione nella fase finale e lui era già pronto. Noi no, noi eravamo veramente indietro, noi non sapevamo neanche cosa voleva dire ALLENARSI, noi eravamo (e siamo) dei normalissimi sci alpinisti, mediamente allenati, ma con una passione (e una testardaggine) pazzesca che avrebbe potuto farci fare qualunque cosa (si fa per dire) pur di raggiungere il nostro scopo.

E allora ecco piovere tabelle di allenamento, test ad hoc con gli skiroll, mail, telefonate, …

L’estate 2009 è servita a capire che questa stagione che ha ben poco dello sci alpinistico serviva a preparare la muscolatura alla stagione invernale. Devo dire che Pier si è messo subito veramente d’impegno seguendo il meglio possibile il programma di allenamento che Ale preparava con una precisione a dir poco sconcertante per noi… sempre attento alle nostre reazioni, sempre preciso (non c’è mai stato un giorno di ritardo nella produzione delle tabelle per 2 lunghi anni!!!). Io, sinceramente, nella fase iniziale non sono stato così “tedesco”… cercavo semplicemente di capire cosa era importante e mi gestivo di conseguenza.

Arriva l’inverno 2009-2010 e… quel pezzettino di cervello era sempre li… non riuscivo a sostituirlo con qualcos’altro… lo dovevo lasciare li… c’era scritto “Mezzalama 2011” e io sapevo perfettamente che non l’avrei cancellato fino a che non passavo con i miei compagni sotto l’arco di arrivo! L’inverno passa con grandi soddisfazioni, prima tra tutte il Pierra Menta, che io e Pier abbiamo vissuto veramente alla grande… ma non mi dilungo sul Pierra altrimenti devo scrivere 3 pagine solo per quello.

L’allenamento – Il secondo anno

Arriva la primavera… e voi direte “e va be’ daiiii, manca ancora un anno”…. No ragazzi, a questo punto cominci a sostituire la parola “ancora” con “solo”!!! Mancava pochissimo, e Ale ce lo stava ficcando nella testa: o si parte subito e bene con un programma che dalla settimana 18 (non 17 o 19…) del 2010 al Mezzalama 2011 ha una struttura ben precisa, oppure si lascia stare e ci si dà altri obiettivi. Cosa??? Al massimo ci si dà ANCHE altri obiettivi…. Non possiamo mica lasciar marcire quella parte del cervello… come ca.. ce lo togliamo dalla testa se non lo facciamo? E allora via si fa e si fa veramente! Piccola parentesi: io vado a fare il test del lattato da un allenatore professionista che mi dà anche una tabella di allenamento… dico a Ale che vorrei provare a seguirla e gliela faccio leggere… lui, molto pazientemente, mi spiega che non centra niente con quello che vogliamo fare noi e mi dice che faccio pure come voglio ma che il Mezzalama è un’altra cosa… capisco e torno sui miei passi… ricordo la risposta via mail: “Bentornato a far parte della nostra squadra per un Grande Mezzalama”. Credetemi è stato un grande stimolo!!! Grazie Ale, non lo dimenticherò!!!

Estate 2010… non si arrampica… non si va in bici… non si fa tutto ciò che non centra con la nostra preparazione muscolare in vista della entrante mitica stagione 2010-2011. Palestra, skiroll, camminate con i bastoni, qualche gara di corsa e poi lunghi, lunghi, lunghi. Il tutto inframezzato ogni 2 mesi circa da un test con gli skiroll sempre sullo stesso tracciato: la mitica salita Ovaro-Zoncolan, già teatro di grandi Giri d’Italia. E questi test cominciavano a dare ottimi risultati… il nostro allenatore era contento… io sinceramente non mi rendevo conto di quanto erano piccoli i progressi quando arrivi a un certo livello di allenamento… un minuto su 38 era già un grande traguardo e, a pensarci bene, quei piccoli passi, quei piccoli minuti, ci hanno portato al Colle del Breithorn come non avremmo mai pensato di arrivare.

Inverno 2010-2011. Si continua con gli skiroll (dall’autunno abbiamo iniziato una serie di ripetute con questi strani attrezzi) fino a quando, finalmente arriva la prima neve… ed è la stessa neve, la stessa stagione invernale che ci porterà fino al nostro traguardo. E qui iniziano i problemi… gli allenamenti diventano sempre più intensi e noi facciamo sempre più fatica a rispettarli… orari allucinanti, sveglie alle 4.30 per riuscire ad allenarsi con gli sci prima di iniziare la giornata lavorativa, trovare la maniera di incastrare l’allenamento lungo del weekend con la gita con Laura, con la gita con Marco, con le esigenze di entrambi mixate con le necessità dell’allenamento… di sera palestra e corsa, di mattina (al buio) ripetute sulle piste del Piancavallo. A questo punto il lettore è assolutamente legittimato a pensare “ma chi te lo fa fare??”… e io… non saprei rispondere… io saprei solo dire “non posso non farlo”, ma non so perché e non mi interessa scoprirlo!!!! Credetemi, l’inverno appena trascorso è stato impegnativo, ma vi giuro che è stato bellissimo, che lo rifarei anche subito perché alla fine tutte queste cose che abbiamo fatto sono quello che CI PIACE FARE, sono la nostra passione, sono legate alle nostre montagne, sono quello che abbiamo sempre fatto… abbiamo semplicemente cambiato un “po’” la struttura e l’intensità. Per uno scialpinista “di pianura” questa passione grande è fondamentale, è il primo ingrediente… se la passione non è così grande, potete avere tutti gli allenatori che volete, potete dedicare tutte le ore che volete, ma non ce la farete!!

Apro una parentesi su Laura, la mia compagna, e Marco, mio figlio… questi sono altri due attori fondamentali, sono altre due persone che si sono “allenate” con noi, che hanno appoggiato questo grande progetto rinunciando spesso a molte cose perché loro, che mi amano, più di tutti sapevano cosa stavo vivendo, più di chiunque altro sapevano “chi me lo fa fare”… ma anche loro non ve lo sanno spiegare perché anche per loro viene dal cuore. Se un giorno vi butterete in un’avventura così, ricordatevi che senza l’appoggio dei vostri cari tutto diventa ancora più difficile. Grazie Marco! Grazie Laura!

L’allenamento – L’ultimo inverno

Torniamo a noi, è arrivato l’inverno e arrivano le prime gare… “dopo tutto questo allenamento sarò fortissimo no?”… NO! Cominciano le prime batoste e la più grande tra tutte è la nostra “prova cancello”. Partiamo io, Pier e Beppuz (lui avrebbe fatto parte di un’altra squadra MR al Mezza, ma poi per varie vicissitudini hanno rinunciato). Camperino… partenza il 26/12, rientro il 27/12 con prova cancello alla mattina presto, prima dell’apertura delle piste. Diamo tutto ma non stiamo dentro e non di poco… io sono fuori di 5 minuti e Pier di 15… torniamo delusi, tristi… parliamo con il coach… anche lui ci dice: “ma siamo sicuri? Non è il caso di puntare ad altri obiettivi?”. Ci dice che normalmente c’è una quota limite in cui il nostro fisico si blocca, nel senso che anche se continui a salire, in realtà la tua prestazione crolla e con un cancello così… non può e non deve crollare. Io nella mia vita ho fatto tanta quota, sono stato anche sopra i 5000 metri e so come reagisco… allora comincio a pensare… cosa facciamo?… qual è il problema?…. come lo risolviamo?… NON LO SO, al momento non lo so, ma una cosa la so perfettamente: farò tutto il possibile, mi inventerò di tutto, ma voglio passare sotto quell’arco di arrivo a Gressoney!!! Ok, ne parliamo, ci facciamo passare lo sconforto, parliamo chiaro con Ale: dobbiamo far quota! Lui non è convintissimo, ma ci crede lo stesso e imposta tutto l’allenamento degli ultimi mesi pensando anche alla quota. Prossimo appuntamento con il fatidico cancello: 27 Marzo. Parliamo tra di noi pensiamo a una strategia… Enrico ci dà un’idea, che si rivelerà FONDAMENTALE tanto quanto l’allenamento: andiamo dall’alimentarista a farci dare due dritte e a impostare la nostra dieta. Il dottore si è rivelato una pedina importantissima per la nostra preparazione… sa perfettamente di cosa abbiamo bisogno… ci insegna a mangiare nella maniera corretta, adeguata al nostro fisico e soprattutto, adeguata a quanto stiamo facendo…. ci insegna cosa è importante nei giorni “pre-gara”, ci insegna a reintegrare, ad assumere le sostanze di cui abbiamo bisogno per poter svolgere la pesante attività fisica che stiamo facendo.

La tensione sale, ci avviciniamo inesorabilmente al 27/3 dove dobbiamo fare l’ultima prova, non abbiamo ancora pagato e abbiamo tempo fino al 30/3, quindi quella prova è veramente importante per noi. Anche Enrico ora è completamente “dei nostri”, nel senso che cominciano, per quanto possibile, gli allenamenti a 3… lunghi di 5/6 ore in ambiente legati sia in salita che in discesa per prepararci anche psicologicamente e tecnicamente.

Una settimana prima della prova… altra batosta: mi ammalo… mal di gola, raffreddore, febbre. Sto a casa dal lavoro, cerco di recuperare… arrivo al Giovedì che sto anche benino maaaa… che facciamo? Andiamo a Cervinia a rischiare di fare una prova per niente reale perché io non sono di certo al 100% e inoltre a rischiare di ammalarmi di nuovo e buttare via un’altra settimana di allenamento???? Che facciamo??? Briefing, ragionamenti, telefonate col coach… niente prova!! Alla fine ci troviamo il 28/3 per una riunione MR e decidiamo: ce la facciamo e basta! Continuiamo i nostri allenamenti facendo più lunghi possibile in quota (riusciremo a farne 4), poi ci sarà anche l’Adamello Skiraid, che pur essendo una gara durissima e lunghissima tanto quanto il Mezzalama, per noi è “solo” una prova generale…. E sarà una grande prova generale…. Ne usciremo carichi e convinti di potercela fare… ma sempre con quel tarlo: la quota. Anche all’Adamello sentiamo i 3500 metri della cima e inevitabilmente pensiamo che il cancello del mezza è posto a 3800 metri e poco sotto i 3500 metri c’è il muro più duro: il muro della Ventina!!!

Siamo al 10 di Aprile, sci alpinistica del Monte Zermula, giornata fantastica passata con Marco. Abbiamo fatto la gara in coppia ( e siamo anche arrivati primi… peccato che non era competitiva, che vinceva chi si avvicinava di più al tempo medio…) … al rientro, altra batosta: mi comincia un fortissimo mal di denti, mi autodiagnostico un ascesso. Il Lunedì vado dal dentista che mi conferma l’autodiagnosi con i raggi e dice anche che non è proprio il caso di aspettare dopo il Mezza se non voglio peggiorare…. Ecco l’incubo: devo prendere gli antibiotici, uno ogni 12 ore per 5 giorni!!! Andiamo finire a Sabato 16 e il giorno dopo ho l’ultimo lungo in Marmolada. Sono preoccupatissimo, ho sempre saputo che gli antibiotici ti tolgono energie e a me servono proprio tutte in questo periodo, ma non posso farne a meno. Comincio subito. Mancano 3 settimane, dovrei recuperare… Il Martedì chiamo l’alimentarista che mi tranquillizza: gli antibiotici che mi sono stati dati sono di quelli “buoni” (chissà cosa vuol dire…), quelli più “naturali” che ci sono in commercio, quindi è convinto che con il mio livello di allenamento non mi daranno grossi problemi…. E così sarà: riesco a fare tutti gli allenamenti della settimana (palestra un po’ tranquilla ma per il resto tutto ok) e arrivo alla Domenica 17 ancora a posto con la cura fatta, il dente non fa più male e …. Bada ben bada ben… ci spariamo una Punta Rocca dal Lago di Fedaia in 1 ora e 29 (1200 metri D+)!! La quota non è certo quella del Mezza ma la partenza è alla stessa quota e se siamo riusciti a salire a una media più di 800 metri all’ora fino a 3200 (in allenamento, senza tirare al massimo, anzi, la prima mezzora al lento decisamente sotto la soglia aerobica), anche se in gara molleremo un po’, ci sentiamo di avere in pugno il cancello… e dobbiamo ancora fare l’acclimatamento finale previsto dal 23 al 27 Aprile. Molto bene, lo spirito torna su, la grinta non manca, si, siiiiii. Cominciamo a crederci veramente!!!! E’ il primo reale segnale che ci dice SI!!!

L’ultima settimana

23 Aprile. Partenza per il ghiacciaio sud del Grossglockner, rifugio Studlhutte, 2800 metri. Qui staremo in relax (ovviamente facendo le cime tutto intorno, compreso il Grossglockner, ma con molta tranquillità) a riposare e ad acclimatarci per 4 notti, maaaaa…. sembrava tutto fatto, ora bastava partire….. e invece no: altra batosta!!! Lunedì appena rientrati in rifugio dopo una gita bellissima Pier realizza che ha rotto il gambaletto in carbonio degli scarponi…. Ci casca addosso il mondo… non può mica fare un Mezzalama senza gambaletto (o quasi)… e allora grazie alla tecnologia d’oggi cominciamo a postare su facebook, a mandare mails, a telefonare a tutti…. E’ dura, mancano praticamente 4 giorni…. Cerchiamo usati, amici che ce li prestano, qualunque cosa pur di risolvere sta rogna!!! Alla fine dopo una giornata intera di telefonate (inframezzata da una salita in cima al Grossglockner con lo scafo rotto) abbiamo la soluzione: il negoziante riesce a intercedere con a Scarpa e Pier il giorno dopo (Mercoledì pomeriggio) può andare direttamente in fabbrica a farsi cambiare il gambaletto. Tutto a posto, risolta anche questa!!! Anche questo è un segnale che ci dice SI!!!

A ‘sto punto siamo a Mercoledì sera, gambaletto a posto…. Non può più succedere niente…. NOOOOO… Pier si ammala, il solito mal di gola con placche, tosse e qualche linea di febbre!!! Non si molla lo stesso, Giovedì mattina partenza per Cervinia (solo io e Pier, Enrico ci raggiungerà l’indomani)… l’intenzione era di salire con gli impianti e, scendendo, studiare bene il percorso, ma non faremo niente di tutto ciò visto lo stato fisico di Pier. Due giorni in albergo a prendere Tachipirina come fossero caramelle alla menta con la speranza di recuperare entro Sabato mattina…. Fuori nevica…. Sabato è previsto un graduale miglioramento ma ancora brutto, nebbia, neve…. Ahi, ahi, ahi… la vedo brutta con Pier in queste condizioni e il tempo previsto… ma poi, finalmente, qualcosa gira dal verso giusto… già giovedì sera l’organizzazione della gara decide di utilizzare il giorno di riserva: Domenica 1 Maggio. Sembra proprio che il tempo sarà decisamente migliore. Penso che alla maggioranza degli atleti sia dispiaciuto, ma a noi assolutamente NO…. Un giorno in più di Tachipirine e maggior possibilità di recupero per Pier. Molto bene, questo è un segnale, un ulteriore segnale che ci dice SI!!!

Anche il Venerdì passa al riposo, arriva Enrico insieme alla grande squadra di ultras MR: Laura, Ubaldo e Remo. Sono qui per noi, solo per farci il tifo, per starci vicino!!! Sono stati veramente fantastici, un supporto morale importantissimo… ancora un segnale, l’ultimo, che ci dice SI!!! Dopo tutti questi SI, non possiamo essere certo noi a dire NO.

Sabato saliamo in quota con gli impianti e facciamo 40 minuti di allenamento per preparare le gambe al giorno dopo (Pier ha ancora mal di gola, ma fa finta di niente) e con l’occasione ci facciamo l’ultimo tratto prima di raggiungere il colle del Breithorn (e finalmente, dopo mesi, scopriamo veramente dov’è il cancello… e lo raggiungiamo dal lato sbagliato perché in realtà batteranno l’ultimo tratto la mattina stessa della gara). Ci rendiamo conto che l’acclimatamento è stato fondamentale, ci sembra di essere a Lignano! Incontriamo i nostri, ai quali si sono uniti anche Andrea e Federica (anche loro sulle nevi del Rosa per fare il tifo a noi!!!!), che si approcciano a salire il Breithorn occidentale tra una schiarita e l’altra… li invidio un po’… vedo il pendio del Breithorn con 50 cm di polvere, tutto da scendere…. Ma la mia testa è da tutt’altra parte… ormai la concentrazione è massima, mi sento anche il peso di dover essere il primo dei 3 e di dover quindi fare il ritmo, senza sbagliare, senza esagerare, stando attento a non “addormentarsi sul passo”, …. tutto questo comincia girare nella mia mente. Scendiamo prendendo dei riferimenti molto precisi e poi in albergo decideremo la strategia con l’aiuto del software di supporto all’orologio di Pier dove sono ancora memorizzati i tempi fatti alla prova di Dicembre (non ne abbiamo altre…). Ecco i riferimenti:

1) Grande pilone elettrico prima dei laghi bianchi, quota 2525, 33 minuti

2) Rifugio Laghi bianchi, quota 2833, 57 minuti

3) Incrocio con pista che arriva da destra prima del traverso che porta sotto il muro della ventina, quota 3113, 1 ora e 20

4) Inizio muro della ventina, quota 3311, 1 ore e 37

5) Fine muro della ventina, quota 3439, 1 ora e 50

6) Inizio stradina prima del cancello, quota 3630, 2 ore e 07

7) Colle del Breithorn, quota 3830, 2 ore e 23

… so che al lettore poco interessano questi dati dettagliati, ma sono necessari per rendersi conto di quanto è stato importante per noi tenere sotto controllo i nostri tempi prima (analizzandoli) e durante (verificandoli in gara). I dati che vedete qui sopra (almeno quelli fondamentali: punto 1, 2 e 5) erano stampati nella mia memoria durante la gara e vi assicuro che non li dimenticherò per molto tempo…. (in un’altro post inserirò anche una mappa e i dati utili per chi si butterà in questa avventura).

Sabato pomeriggio. Briefing a Valtournenche… la tensione sale… si vede chiaramente negli occhi della maggioranza degli atleti presenti… 1200 persone, sala congressi strapiena. Qui abbiamo la notizia che, viste le condizioni meteo favorevoli, visto che la temperatura sarà “piacevole” (minima 10 gradi sotto zero a 4000 metri), visto che ci sarà assenza di vento, la paventata ipotesi di partenza scaglionata per evitare intasamenti, non sarà necessaria, quindi domani mattina saremo in 1200 a partire in linea… tutti ordinatamente legati in cordate da 3…. Mamma mia… al solo pensiero mi vien da sgomitare!!!! Il dato confortante è che nel parterre saremo divisi in 3 settori a seconda del pettorale e noi siamo nel secondo dove ci sono circa un centinaio di squadre, “subito dietro” ai big.

Sabato sera. Cenetta e a nanna presto… alle 9.30 eravamo sotto le coperte e alle 10 abbiamo spento la luce. La sveglia è impostata per le 2.55…

La gara, finalmente!

Domenica mattina, 1 Maggio 2011, è giunta l’ora… mi sveglio alle 2.45… incredibile sembra che oltre al corpo, anche il cervello sia perfettamente pronto, mi sono svegliato da solo 10 minuti prima, non sento assolutamente il sonno, sono prontoooo… quando si parte? Ore 3, colazione abbondante… assumiamo tutti i carboidrati che riusciamo… ci serviranno tutti e abbiamo 2 ore abbondanti per digerire.

Ore 5, siamo sulla linea di partenza, c’è una confusione incredibile, non siamo riusciti a fare il riscaldamento, ma dobbiamo entrare perché altrimenti ci troviamo nella parte più arretrata del nostro gruppo quindi a ridosso del gruppone in terza linea…. Dobbiamo riuscire a piazzarci più avanti possibile… in cordata non si potrà certo “zigzaggare” e per noi un minuto perso in partenza potrebbe essere fatale!!! Una volta piazzati in mezzo alla totale confusione di corde, decidiamo di slegarci, lasciare tutto a terra, compresi gli sci ovviamente, e uscire a fare una corsetta di riscaldamento… 10 minuti… meglio di niente.

Ore 5.47, dopo un piccolo ritardo per problemi organizzativi…. VIAAAAA… è partito il Mezzalama, siamo solo all’inizio, ma è stato fatto un grandissimo passo, tutta la tensione è finita, i problemi dei giorni scorsi sono nel dimenticatoio, qualunque fastidio non esiste… ora bisogna “solo” ANDARE, ora bisogna “solo” FARE ciò che da mesi pensiamo e prepariamo.

Il fantomatico Cancello

Partiamo tranquilli in mezzo alla confusione e ci aiuta anche a scaldarci un po’ (in realtà Enrico poi mi dirà che sono partito troppo forte, ma Pier, che mi conosce meglio in gara, dirà che sono riuscito a tenermi tantissimo e che siamo partiti bene), poi sempre di più, progressivamente, fino a raggiungere il ritmo che era dentro di me… non ci sono cronometri che tengano, non si sono riferimenti migliori… in questo momento la concentrazione è massima, tutto me stesso è dedicato a tenere quel ritmo … sono completamente isolato … sento solo i miei due compagni, le altre 1200 persone non ci sono, non mi interessano… so che ce ne sono tantissime dietro, ma in questa gara, in questa fase di gara, non è assolutamente importante… l’importante è il nostro ritmo e so perfettamente che stiamo andando benissimo, sento che stiamo tutti bene (chiedo conferma agli altri ogni tanto e la risposta è sempre “BENE”), siamo un corpo unico, siamo una cordata… è perfetto!!!! Nonostante questo ho bisogno delle mie verifiche: primo riferimento, 1 minuto prima… secondo, 1 minuto prima (siamo delle macchine!!!!)… terzo, 3 minuti prima (dai, dai, daiiii)… quarto, 4 minuti prima… quinto e più importante, 5 minuti prima (siamo delle macchine che vanno tanto forte oggi!!!!)… a questo punto prendiamo fiato, abbiamo tutto il tempo per fare il piano dopo il rifugio Guide in tranquillità, da qui al cancello si arriva in mezzora spingendo un po’ e noi abbiamo 15 minuti in più!!!! Il Cervino ci guarda, sembra che ci faccia i complimenti, si è appena illuminato completamente, solo la fascia bassa di questa montagna strepitosa è avvolta da nuvole basse… forse ha freddo anche lui, si è messo la sciarpa al collo (giuro che l’ho pensato). Il freddo si fa veramente sentire e Pier e Enrico sono partiti con i guanti sbagliati, ci fermiamo e mettiamo le moffole, perdiamo qualche minuto, ma siamo tranquilli…. sesto riferimento, comunque 3 minuti in anticipo, nonostante la pausa…. Colle del Breithorn, 2 ore e 20, eccezionale e stiamo tutti bene, che esperienza, che sensazione, mille pensieri girano ora per la testa che si è liberata dalla concentrazione… dov’è Laura? C’è un freddo terribile… altro che minima -10… siamo al sole, siamo surriscaldati da 2 ore e mezza di corsa, ma non fa per niente caldo!!! Passiamo il cancello e subito dopo ecco i nostri supporters: Laura, Ubaldo e Remo…. bardati come in un bivacco invernale sull’Anapurna… mi viene subito da pensare quanto freddo stanno patendo per noi… Laura piange dalla felicità… si è sciolto tutto il trucco… è bellissima anche così!!!! Durante le fasi successive della gara la sua immagine emozionata mi è venuta in mente più volte, mi è salita l’emozione e ho dovuto ricacciare dentro le lacrime perché mi avrebbero annebbiato la vista.

La gara continua

Cambio di borraccia e si riparte prima possibile…. non possiamo stare fermi, è troppo freddo…. Falso-piano per 5 minuti poi inizia una leggera discesa, qui molte cordate tolgono le pelli, noi no, mettiamo solo la giacca perché veramente non si resiste con la tuta (sapremo poi che la temperatura sfiorava i -20 e con il vento teso la percezione era decisamente più bassa…). La nostra scelta si rivelerà poi vincente perché ri-sorpassiamo una cordata di amici che senza pelli ci avevano allungato un po’, ma poi il tempo di rimetterle è stato superiore al vantaggio guadagnato… probabilmente per i primi che fanno quel pezzo di discesa legati in mezzo ai crepacci a 80 all’ora, val la pena togliere e rimettere le pelli… al nostro livello, no. Durante questo tratto incontriamo anche Andrea e Federica che ci incitano a gran voce… è fantastico trovare amici lungo il percorso di una gara così importante, ti danno più gas loro che una borraccia di malto-destrine. Grazie ragazzi!!!

Arriviamo sotto il Castore, il giudice ci dice che su fa molto freddo e di vestirci… “non vedi che siamo già vestiti”? A parte gli scherzi poco dopo capiremo la sua preoccupazione: dopo aver messo i ramponi e fatti 2 passi…. Siamo tutti in fila, FERMI…. Penso che è normale, che succede in tante gare, normalmente il nostro livello è quello della maggior parte degli atleti quindi ovviamente siamo nel “gruppone”…. Dopo qualche decina di minuti però mi rendo conto che non è tanto normale… un passo… 5 minuti fermi…. un’altro passo…. 10 minuti fermi…. più saliamo e più la nostra progressione è lenta. Capirò poi che con tutta quella gente è assolutamente inevitabile… per quante tracce parallele si possano fare sulla parete del Castore, alla fine, dobbiamo comunque metterci tutti in fila perché sulla cresta del Castore si passa uno alla volta… un piede dietro l’altro… mille metri di parete sotto di noi alla nostra destra e mille metri di parete sotto di noi alla nostra sinistra…. Tutta questa situazione è condita dal fatto che parecchi atleti non sono per niente alpinisti ed è la prima volta che si trovano su grandi montagne di questa portata… fisicamente sono preparati, ma mentalmente sono inchiodati per terra… se non sei abituato alle grandi montagne, ai grandi ghiacciai e ti trovi a passare la crepaccia terminale del Castore su una scala di alluminio e sotto vedi solo buio, poi c’è il tratto ripido, poi c’è la cresta affilata… non basta essere allenati!!! …e noi… tutti in fila!!! Fa veramente freddo… alcuni atleti verranno soccorsi con l’elicottero per congelamenti, altri arriveranno alla fine ma per qualche giorno sentiranno i sintomi dell’inizio di congelamento a mani e piedi!!!

Passiamo il Castore con a sua fantastica cresta e li, complici anche i rallentamenti, i nostri sguardi possono spaziare… dietro il Cervino che continua a farci il tifo, a sinistra la lunga cresta dei Lyskamm e poi Punta Gniffetti, con Capanna Margherita, Punta Dufour, Nordend e Zumstein, a destra in lontananza il gruppo del Monte Bianco… tutti i grandi 4000 sembrano ai nostri piedi.

Il secondo cancello

Tratto di discesa a piedi, togliamo i ramponi e su di nuovo gli sci, scendiamo legati fino al ghiacciaio del Felik (in parte al rifugio Quintino Sella) e …. SIAMO SU CANDID CAMERA! Il personale mentre arriviamo tira una corda davanti a noi prima dell’ingresso al check point del secondo cancelletto orario…. Mi fermo, guardo il giudice (che tra l’altro conosco) e gli dico “ma cosa stai facendo?????”, risposta: “mi dispiace devo chiudere il cancello”…. “ma sei impazzita??? E’ un ora che siamo in fila sul Castore, c’è un disastro di gente dietro….. e poi sono passate 5 ore e 28… mancano due minuti!!!” risposta: “Davvero?” (e guarda il mio orologio) “ purtroppo non abbiamo la radio quindi dal nostro orologio pensavo fossero 5.30… allora scusate, passate pure” … intanto arrivano altre squadre e passano… stiamo rimettendo le pelli e il giudice torna da me e mi chiede: “visto che hai l’ora precisa… come siamo adesso?”, sconvolto rispondo: “5.29.57”… si gira e grida: “chiudete, chiudete”… siamo veramente su candid camera…. Va bè dai, un po’ di disorganizzazione, un po’ di agitazione… certo che al Mezzalama non te lo aspetti….

Ripartiamo, attraversiamo il ghiacciaio del Felik ormai molto stanchi quindi il passo è decisamente calato…. Cala anche un po’ la grinta… Pier è molto stanco, gli chiedo addirittura se vuole che ci ritiriamo… abbiamo quasi litigato… effettivamente la mia domanda era data dalla mia preoccupazione per il suo stato, ma potevo tenermela per me, se ha problemi è grande abbastanza per dirlo… finisce il ghiacciaio ed eccoci di nuovo in compagnia tanti amici nella nostra stessa situazione… IN FILA, di nuovo, come prima… l’unica cosa cambiata, per fortuna, è la temperatura, si sta benissimo, sole, assenza di vento… ottimo per prendere la tintarella… però noi volevamo fare una gara… va bè dai, non importa, ormai….

Discesa

Anche la cresta del Naso del Liskamm e dietro di noi, rapida discesa a piedi, calziamo di nuovo gli sci e giù legati verso la capanna Gniffetti, dove presumibilmente, finalmente, ci slegheremo. Scendiamo molto piano, siamo stanchi e non abbiamo nessuna intenzione di cadere legati per dedicare poi 5 minuti a disincastrarci… una caduta di un componente di una cordata da 3, come si può immaginare, crea un bel po’ di confusione….

Arriviamo poco sopra la Capanna Gniffetti ed ecco il check point più atteso: ci si slegaaaaa!!!! E ora via, prima dò il ritmo io, poi nella parte finale lo dà Enrico … mi giro sempre, controllo Pier e non molla… è particolarmente provato, ma non molla, come al solito… generoso… testardo… cattivo!!! Sembra impossibile ma stiamo tirando fuori delle energie che non avremmo mai pensato di avere… è tutta testa… abbiamo ancora voglia di competere e teniamo dietro chiunque cerca di passarci, ma non solo…. nella parte finale andiamo come il vento sia con gli sci che, poi, a piedi e sorpassiamo altre squadre e corriamo, corriamo, ne abbiamo ancora, è fantastico, le prime case di Gressoney sono sotto i nostri piedi…. Una stradina bianca con chiazze di neve…. Poi un piccolo pezzo di asfalto e … finalmente… l’ARCO DI ARRIVO dove ai due lati c’è scritto “FINISH”!!!! Quante volte ho pensato a questo momento… quanto ho voluto questo momento… quanta vita abbiamo dedicato per passare sotto questo arco e realizzare piano piano che ABBIAMO FATTO IL MEZZALAMA!!!!

A Gressoney

Laura ci aspetta appena dopo l’arco, ci abbraccia tutti… è stanchissima… prima ha preso tanto freddo, poi è scesa, poi ha guidato da sola per 90 km di strade di montagna e poi… ci porterà fino a casa… non ha mai voluto il cambio alla guida… che DONNA… durante tutta la preparazione e tutta la gara è stata una pedina fondamentale, senza di lei chissà se ce la facevo. Grazie Laura!!!!

Ora restano solo 3 cose da fare, 3 telefonate.

La prima a Marco, che è a casa che pensa al suo papy e che non vede l’ora di potermi dire: “Sono orgoglioso di te, comunque non avevo nessun dubbio!!!” Stavolta non ho nessun bisogno di fermare la lacrima e finalmente la posso liberare per merito del mio Pippo. Grazie Marco!!!

La seconda ai miei genitori, in apprensione, in attesa…. anche loro dimostrano di essere tanto orgogliosi di me.

La terza, non meno importante e decisamente urgente…. a Ale, che è stata l’altra pedina fondamentale di tutto ciò… senza di lui effettivamente non sapevamo neanche da dove prendere la preparazione a una gara così… magari la chiudevamo lo stesso, ma non certo così… e poi la carica che ha saputo darci solo per il fatto che lui ci teneva tanto quanto noi, solo per amicizia, solo perché sapeva quanto era importante per noi e lo era diventato anche per lui…. Non lo dimenticherò mai… Grazie Ale !!! Riporto qui un SMS che mi ha mandato qualche giorno dopo quando gli ho detto che stavo realizzando cosa avevamo fatto: “eh si le cose viste da fuori e a mente fredda acquistano il loro vero valore. In questi anni avete raggiunto molti obiettivi di grande valore, secondo me pari agli ottomila per un grande alpinista. Complimenti! Avete lasciato un segno nella storia!”

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Riccardo Padesi

  • http://www.facebook.com/people/Giuseppe-Marini/100002096600622 Giuseppe Marini

    bel racconto davvero !! Complimenti ragazzi !! Quanto mi brucia non avervi fatto compagnia in gara !!!!! : )

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    bel racconto davvero !! Complimenti ragazzi !! Quanto mi brucia non avervi fatto compagnia in gara !!!!! : )

  • Carlo Picotti

    Grandi!

  • http://www.facebook.com/laura.zin1 Laura Zin

    E’ stata dura anche per chi il Mezza non l’ha fatto… bellissimo il racconto, molto emozionante! :)

  • Diegognan

    grande emozione mi asciugo le lacrime e vi abbraccio sono orgoglioso di essere vostro amico

    • http://www.facebook.com/riccardo.padesi Riccardo Padesi

      Grazie Diego. Sei VERAMENTE un Amico!!!

  • Alessandro Ledda

    Complimenti Riccardo, peccato non riuscire a vedere le foto. La lettura del racconto è stato molto gradevole

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