Cari soci, cari amici, mettetevi comodi e leggetevi questo fantastico racconto che esce direttamente dal cuore di uno di noi. Ringraziamo Davide per questo fantastico contributo!!

TDR 2012 – IMPRESSIONI DI UN DEBUTTANTE

Il 14 febbraio ero tranquillamente a cena con la mia famiglia quando ricevo un messaggio sibillino da parte del buon Ricky “cosa fai alla fine del mese di marzo, hai qualche impegno?”. In un primo momento non mi rendo conto della gravità della domanda ma poi un pensiero oscuro inizia ad insinuarsi nella mia testa. Rispondo con un semplice “perché” e la risposta conferma il mio presentimento “verresti a fare con me 7000 metri di dislivello in 3 giorni?”.
Madre Santa, ci penso due secondi (non di più) e lo chiamo confermando la mia intenzione di buttarmi in quella sconvolgente ma straordinaria avventura chiamata Tour du Rutor Extreme.
Grazie (o a causa) dell’amico Enrico che ha pensato bene di rinunciare all’avvenimento, mi è caduta fra le mani questa occasione….impossibile dire di no.
Per prima cosa chiedo a Ricky se è sicuro di volermi coinvolgere in questa avventura vista la differenza di allenamento e soprattutto di prestazioni ma subito mi tranquillizza dicendo che questa gran differenza non c’è (falso come Giuda) e che con una buona tabella di allenamento in un mese e mezzo si può solo che migliorare.
Dopo una nottata travagliata con mille pensieri che si sono accavallati, la mattina dopo ricevo la famosa tabella forgiata per la nuova coppia.
Non voglio tediarvi ora con tutti i particolari (palestra, corsette) però vorrei soffermarmi solo su uno: le ripetute…….
…..non pensavo fossero così dure. Ci siamo trovati ogni settimana o la sera a Piancavallo il mercoledì fino a quando la neve lo ha permesso, altrimenti anche da altre parti (vedi Ravascletto) a spaccarci il fiato e le gambe con questa simpatica attività…..(“bisogna tirare su il cuore ed abituare il corpo a certi sforzi che poi si ricorderà di aver fatto e quindi non farà più così tanta fatica”- mi dicevano…. Sarà, pensavo io!!!!!!!)
In una stagione povera di neve ci stavamo preparando al Tour senza gare di rilievo sulle gambe; solo la Pitturina di fine gennaio più qualche garetta su pista….troppo poco (e con dislivelli limitati). E allora era necessario provare le condizioni di gara andando in cerca di itinerari e dislivelli che potevano avvicinarsi a quello che avremmo trovato in Valle d’Aosta.
La Marmolada è diventata la nostra seconda casa, così come l’Austria.
Importante era fare quota e provare i diversi cambi d’assetto, portandosi sempre dietro l’attrezzatura che avremmo utilizzato al Tour (con il mio compagno che quando si accorgeva che mi mancava qualcosa o che non ero in possesso di attrezzatura del peso minore di una piccola piuma gli veniva il fastidio…..).
Memorabile l’uscita di due giorni in Austria nel gruppo del Venediger con pernottamento all’Essener Rostocker Hutte (e con la presenza anche di altri componenti della Montanaia Racing, che si sono fatti comunque delle super gite) con il primo giorno un dislivello di 2100 metri fino al Westlicher Simonyspitze ed il giorno dopo sul Gross Geiger con 1500 m d+. Due giorni bellissimi dove si cominciava già a vedere la sinergia crescere fra i componenti delle 2 squadre.
E poi, infine la partenza, giovedì 29 marzo, con l’emozione e la paura a mille (ce la farò a tenere per tre giorni con dislivelli di oltre 2000 metri al giorno?).
Ovviamente un paio di giorni prima è arrivato il raffreddore ed il mal di gola a rovinare un po’ la festa, ma grazie a diverse sedute di aerosol, sciroppi e quant’altro, son riuscito a mitigare la situazione gravosa che si stava creando.
Arrivati in Valle d’Aosta ci accoglie un ambiente che subito mi ha fatto sembrare di essere un pesce fuor d’acqua: il primo briefing della mia vita, la moltitudine di scialpinisti di alto livello presenti, le auto degli sponsor…….
Ero, sinceramente, intimorito e, infatti, la prima notte non ho chiuso occhio e la mattina ero allo stesso tempo elettrizzato, agitatissimo ma al contempo timoroso. Ma allo start, tutto è passato, mi sono concentrato nel passare indenne la strozzatura dopo la partenza con il cuore che pompava a mille, ho cercato di tenere il passo di Ricky e dopo aver attraversato la diga a piedi, ricalzati gli sci, ho subito trovato il mio ritmo. Ero un po’ staccato sulle prime rampe ma piano piano, dopo le prime due salite e discese la nostra coppia ha iniziato a carburare tenendo un ritmo costante per tutta l’interminabile ultima salita. Intanto i nostri amici Marc e Francesco erano un po’ in crisi e si sono staccati. Alla madonna di vetta del Rutor ci siamo permessi di fare delle foto e poi giù …discesa infinita ma con neve stupenda e, nonostante la distruzione, abbiamo attraversato la diga a piedi correndo come agili camoscetti (di 90 anni….) e poi giù a bomba ancora con gli sci per la mulattiera “timorosi” che i nostri compagni-avversari ci raggiungessero, per poi passare il traguardo abbracciati e strafelici (e con 8 minuti di vantaggio sulla coppia di amici-avversari).
Il giorno dopo è stata una tragedia, io ero scoppiato e le vesciche sono comparse dal nulla (mai prima d’ora gli scarponi me ne avevano fatte) e facevano un male cane. La tappa era nervosa con diversi tratti a piedi non proprio agevoli e sviluppi incredibili con deboli pendenze. Già alla partenza mi son trovato indietro e non son più riuscito a recuperare. Tanto di cappello ai nostri amici che ci hanno dato un distacco di 12 minuti…la seconda tappa hanno viaggiato veramente alla grande.
Infine l’ultima tappa; la notte passata a cercare di sturarmi il naso chiuso e a pensare di finire la gara senza che le vesciche mi uccidessero (piedi fasciati come le mummie). Alla partenza subito una corsa a piedi massacrante e per non perdere troppe posizioni tagliando i tornanti della mulattiera in mezzo ai cespugli. Calzati gli sci ho subito capito che oggi sarebbe stato meglio del giorno prima anche se le vesciche mi martellavano i piedi. Il ritmo era buono ma per sicurezza mi sono agganciato a Ricky da subito per trovare un ritmo costante. Peccato che siamo caduti avvinghiati uno all’altro e sgambettando come topi in gabbia per un po’ di metri perdendo tempo prezioso e, soprattutto, dislivello. Vabbè, rimessi in sesto abbiamo tardato un po’ a ricarburare ma poi, una volta trovato il ritmo, non abbiamo mai dato segni di cedimento. I nostri amici erano anche oggi davanti ma non lontani….pian piano stavamo recuperando fino a raggiungerli e superarli nella penultima salita, sull’incredibile e bellissima cresta che porta alla Punta Flambeau. Intanto le vesciche non le sentivo più….iniziava a farsi strada nella mia mente il pensiero che effettivamente stavamo finendo il Tour (e nemmeno in ultima posizione….) ma mancava ancora un po’. E allora a denti stretti abbiamo affrontato le ultime creste, le ultime salite fino al Mont Chateau Blanc. Da lì discesa infinita (1900 metri di dislivello) per ampi pendii fino alla mulattiera della mattina mentre i quadricipiti esplodevano ad ogni curva. Tolti gli sci ultima “corsetta” spaccagambe fino all’arrivo mano nella mano ed io con le lacrime agli occhi (sia per il dolore lancinante ai piedi ma soprattutto per la gioia indescrivibile nell’aver portato a termine questa massacrante avventura).
Mi sono accasciato a terra distrutto e abbiamo atteso i nostri amici che, purtroppo, sono arrivati solo qualche minuto dietro a noi (alla fine nella generale sono davanti di 1 minuto e 30 secondi su oltre 15 ore di gara).
Ma, al di là della gara fratricida, l’abbraccio di noi quattro assieme è stato un momento che porterò sempre nel mio cuore.
Insomma alla fine dopo settimane di impegno fisico, mentale e….anche economico rimane solo un pensiero: ABBIAMO FINITO IL TOUR DU RUTOR!
Un grazie particolare, ovviamente, al mio compagno Ricky che, nonostante l’evidente differenza di prestazioni, mi ha permesso di vivere questa esperienza straordinaria, dandomi sempre consigli utilissimi e, soprattutto, conforto nei momenti più duri e difficili, il tutto sempre con pazienza e senza mai calcare la mano.
In questa gara di tre giorni penso di avere dato tutto ma senza il suo aiuto (anche grazie al traino) e la sua vicinanza non so se sarei arrivato alla fine.
Un grazie anche agli “avversari” della Montanaia, Francesco e Marc; veramente due stupende persone, due “bestie” che non hanno mai mollato nemmeno nei momenti di crisi ma soprattutto due ragazzi simpatici e veri.
Insieme a loro abbiamo condiviso delle stupende giornate fatte di allenamenti duri, bellissime gite e momenti goliardici indimenticabili.
Che dire, sono sicuro di aver trovato dei nuovi veri amici con i quali spero di condividere altri momenti come quelli che abbiamo appena passato, ma anche solo per avere l’occasione di vederci ogni tanto (magari senza vesciche purulente e senza caviglie gonfie………).

Davide

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Riccardo Padesi

  • Mauro El2000

    I miei complimenti….bellissima esperienza, bravi ragazzi….

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